LA BUSSOLA COMPORTAMENTALE©
Pierfrancesco Felici

Perchè la Bussola Comportamentale©:
“ ho coniato questo termine perché come una bussola, grazie all’altro possiamo comprendere dove siamo e quale direzione prendere ! ”

Obiettivo: Essere Se Stessi per poter vivere una qualità di Vita migliore

Raggiungere questo obiettivo è quanto di più auspicabile per ognuno di noi, perché la nostra qualità di Vita è direttamente proporzionale alla capacità di viversi liberamente ciò che siamo, ma spesso, proprio quando interagiamo con gli altri, ci rimane estremamente difficile metterlo in pratica.

La premessa:
Per prima cosa bisogna conoscere come funziona il meccanismo che regola ogni individuo, comprendendo che ogni esperienza/incontro che viviamo, inconsciamente lo cerchiamo noi in quanto ci serve per stimolare una funzionale compensazione finalizzata al riequilibrio delle reazioni vitali del nostro corpo, pertanto, anche una cosa spiacevole, diventa necessaria per poter continuare a vivere; “malattia” compresa.
La malattia quindi, perde la sua accezione negativa (*BENATTIA) perché di fatto, grazie ai sintomi che si manifestano, da una parte esprime il tentativo biologico di ripristinare un equilibrio dinamico compatibile con la vita, dall’altra stimola l’individuo ad ascoltare di nuovo se stesso, le proprie istanze, i propri bisogni, iniziando a comprendere che grazie alla malattia (qualunque essa sia) sta avendo una nuova occasione per riprendere in mano la sua Vita, tornando finalmente ad amarsi per come è.

Comprendere che tutto quello che “ci accade” non è legato al caso, ma frutto di una nostra ricerca inconscia continua, atta a stimolare una risposta fisiologicamente compatibile con la Vita, è il primo passo.
SE NE DESUME CHE IN QUESTA OTTICA NON PUO’ ESISTERE L’ERRORE E CHE I REGISTI E GLI SCENEGGIATORI DELLA NOSTRA VITA…… SIAMO SOLO NOI !

Vivere il quotidiano come un’opportunità o un problema:
Quello che fa la differenza tra il vivere il tutto come un’occasione o un problema deriva esclusivamente da come viviamo ogni singola esperienza.
La valutazione che diamo ad ogni comportamento (sia il nostro o degli altri) risente inevitabilmente del nostro modo di pensare, frutto di quei condizionamenti che si formano nei primi anni di Vita laddove, vuoi per motivi educativi – morali – religiosi, iniziamo a definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, negandoci in questo modo la possibilità di viverci quell’altra parte di noi che è presente e che è funzionale vivere.

Pertanto la negazione continua di questa parte o un’espressione limitata di essa, è alla base di quell’insoddisfazione che se protratta nel tempo, può dapprima manifestarsi con un disagio emotivo/comportamentale, per poi, laddove non se ne comprenda il senso, coinvolgere anche la parte fisica (sintomi).

Ogni Esperienza la viviamo perché ne abbiamo bisogno, così come le nostre reazioni comportamentali: per quest’ultime quello che cambia è solo l’intensità, il cui apice è direttamente proporzionale a quanto vengono represse.

Ma di quale parte stiamo parlando?:
Ognuno di noi, a seguito dei condizionamenti appresi da bambino (educativi, sociali, religiosi, etc..) è in continua separazione tra quello che reputa giusto e quello che invece reputa sbagliato, ma in realtà è solo una imposizione che facciamo a noi stessi in quanto crediamo che quella parte, se espressa quando ne avvertiamo la necessità, potrebbe causare conseguenze nefaste a noi e agli altri.

La realtà invece è un'altra e Seneca, grande filosofo e politico romano metteva proprio in risalto questo aspetto : “ L’essere umano soffre molto più per l’immaginazione che per la realtà “.
Questo è il limite…un limite che creiamo a Noi stessi, il limite di esprimere quello che siamo e che pensiamo giusto in quel momento. Tutto ciò non fa altro che appesantirci, intossicarci, privarci di essere come il fiume che scorre e che nel tragitto non si preoccupa di trovare un ostacolo perché egli è talmente fluido e duttile da non vedere in quell’ostacolo un limite, bensì l’opportunità di conoscersi in queste capacità.

Pertanto, non esiste un’esperienza, anche la più spiacevole, che non ci fornisca l’opportunità di conoscerci e di vivere parti di noi che non pensavamo neanche di avere.
Queste parti di noi tanto criticate vogliono e dovremmo vivercele con la stessa consapevolezza con la quale viviamo quelle che definiamo “ giuste ”, giuste perché le riteniamo in quel momento e non in base ad uno schema educativo. Di fatto queste parti di noi tanto criticate e mal viste, vengono si vissute, ma sempre nella reazione e molte volte neanche in questo caso.
Nella reazione emerge proprio quel comportamento che spesso evitiamo di mostrare, quel comportamento che è sì una scarica reattiva che ci serve per sfogarci, ma che in essa si manifesta quella parte che nell’ordinario evitiamo di viverci: tutto questo permette quel movimento di compensazione fisiologica di cui abbiamo bisogno e che Noi per primi cerchiamo continuamente ( la nostra Bussola comportamentale©), quel movimento che ci permette di rimanere vivi e di conoscerci in profondità per come siamo veramente e non per come pensiamo di essere.

Permetterci quindi di esprimere queste parti senza attendere uno stimolo reattivo continuo che le porti alla luce, assumendosi non solo la responsabilità di esse ma evitando di colpevolizzare continuamente l’esterno per avercele “tirate” fuori (..”la colpa è la tua se ho fatto questo ”…..”riesci a tirare fuori il peggio di me”…) è il passo necessario per migliorare la qualità della nostra vita, delle nostre relazioni, della nostra esistenza!

L’importanza della relazione con l’altro:
Come appurato fin dai tempi del **Popolo Esseno, l’esterno è sempre un riflesso di ciò che siamo a livello comportamentale, ma anche di ciò che non ci permettiamo di vivere a sufficienza.

E’ pertanto sempre un aiuto, un vero indicatore biologico che se letto con una visione diversa da quella consueta dove vediamo sempre nell’esterno un nemico da combattere, ci permette di riequilibrarci dinamicamente e di vivere totalmente le nostre due polarità, permettendoci di esprimere nella libertà le altre parte di noi che spesso ci neghiamo perché ritenute sbagliate.

Ogni volta che entriamo in relazione con una persona (amico, conoscente, partner, familiare, etc..) possiamo avere solo due risposte: o la rifiutiamo oppure l’accettiamo per come è.

Nel caso del rifiuto (che è quello su cui è bene attenzionarci), possiamo rifiutare per esempio: quello che ci sta dicendo, il suo comportamento, il suo modo di essere, qualunque cosa insomma che ci crei una reazione emotiva di rifiuto per uno o più motivi sopra elencati. Di fatto, poiché la Vita è dinamica ( alla staticità si associa la morte) e si esprime sempre attraverso due movimenti ritmici speculari (contrazione ed espansione), ogni cosa che viviamo/rifiutiamo la dovremmo sempre mettere in relazione a questi due movimenti.

Poiché il primo è rappresentato dalla contrazione (la nascita è possibile solo grazie alla contrazione e poi all’espansione) vuol dire che ogni esperienza che viviamo la dobbiamo mettere per prima cosa in relazione con noi stessi (contrazione) e poi con gli altri (espansione).

In poche parole, se incontro una persona che per esempio mette in atto un comportamento invadente e a seguito di ciò mi sento soffocare, quest’ultimo movimento lo devo mettere in relazione prima con me stesso e poi con gli altri, ergo: vuol dire che in buona fede sto scoprendo grazie a questa esperienza che mi sto soffocando e non me ne rendo conto (soffoco i miei desideri, le mie parole, le mie azioni, etc..).

Per questo entro in relazione con chi mi fa vivere questo movimento, perché io per primo lo sto facendo a me stesso e non me ne rendo conto.
Sta di fatto che grazie a questa lettura antitetica al paradigma canonico, l’altro non è più la persona che ci sta creando un problema, bensì è colui che inconsciamente ci sta aiutando a comprendere come ci stiamo comportando con noi stessi e non ce ne rendiamo conto.

Diventare consapevoli di tutto ciò ci permette quindi di passare all’azione in quanto, una volta compreso in quale contesto stiamo soffocando noi stessi, possiamo permetterci di  farlo sempre meno, lasciandoci andare ad esprimere e a fare quello che per noi è giusto in quel momento.

L’esempio di cui sopra è solo uno spunto, immaginate di vivere l’aggressività, la violenza, la critica, etc.., ebbene, la lettura di quello che ci accade per poi dare un senso al nostro vissuto, andrà sempre fatta con la stessa sequenza: si parte prima con mettere tutto in relazione con noi stessi e poi anche con gli altri (se una persona mi critica, il messaggio per me è che io per primo inconsciamente mi critico, non mi accetto così come sono, ecco perché l’esterno lo vivo in quel modo, perché io sono già su quella frequenza di pensiero).

Pierfrancesco Felici - La Bussola Comportamentale©

 

*termine coniato dal Dott. Luigi Monsellato ideatore della medicina omeosinergetica

**Tra i gruppi ebraici di età ellenistico-romana, conosciuti e documentati anche da autori greci e latini, quello degli Esseni è forse oggi il più noto, a causa della scoperta, effettuata a Qumran nel 1947, dei manoscritti del Mar Morto, appartenenti a una comunità di questo tipo. Già nell'antichità avevano scritto su di essi, per ricordare i più rilevanti, Filone Alessandrino (Quod omnis probus liber sit), Giuseppe Flavio (Guerra Giudaica), che ci attesta di esserne stato discepolo, e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia). Gli Esseni vengono discussi in dettaglio da Giuseppe e Filone. Molti studiosi credono che la comunità di Qumran, che presumibilmente produsse i Rotoli del Mar Morto, fu un ramo degli Esseni. Alcuni suggeriscono che Gesù fosse un Esseno, e che la Cristianità evolse da questa corrente dell'Ebraismo, con la quale condivide molte idee e simboli.
Gli antichi Esseni forse identificarono meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a dividerli in 7 categorie: 7 misteri corrispondenti ai vari tipi di rapporto che ciascun essere umano avrebbe sperimentato nel corso della sua vita di relazione.
Gli Esseni li hanno definiti “specchi” e ci fanno ricordare che in ogni momento della nostra vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano, per come noi le viviamo.