Forme di sclerosi multipla:
Ci sono due possibili modi di classificare le forme di sclerosi multipla.
Si può fare riferimento al livello di definizione della diagnosi o all’andamento nel tempo della malattia e delle sue manifestazioni cliniche.
Infatti, anche se la Sindrome Clinicamente Isolata non è considerata una forma di sclerosi multipla vera e propria, perché non c’è la certezza che evolva sempre verso una diagnosi confermata di questa malattia, è vero anche che la si può definire come un quadro preliminare di alcuni casi di sclerosi multipla.
D’altra parte, la presenza di una chiara alternanza fra recidive e remissioni differenzia la forma recidivante remittente da quelle progressive, nelle quali non si osservano vere e proprie remissioni di segni, sintomi e disabilità. Un’ulteriore doverosa premessa è che tutte le volte che, in medicina, si propongono classificazioni di questo tipo, bisogna accettare l’ipotesi che singoli casi si presentino in modi diversi da quelli previsti dalle classificazioni stesse. Infine, c’è chi, in tempi recenti, ha proposto di considerare la forma primariamente progressiva della sclerosi multipla come ”un’altra malattia”, rispetto alla recidivante remittente, considerando i tempi e i modi progressione del tutto diversi e la mancata risposta a quasi tutte le cure che sono efficaci nella forma meno grave.

Sindrome Clinicamente Isolata:
questo quadro clinico si definisce in inglese Clinically Isolated Syndrome, che si abbrevia in CIS, e l’acronimo CIS viene comunemente usato nelle pubblicazioni scientifiche e in altri testi che parlano dell’argomento. La Sindrome Clinicamente Isolata consiste in un episodio di sintomi o segni, riferibili ad alterato funzionamento del sistema nervoso, che duri almeno 24 ore e che possa essere attribuito a un processo di infiammazione e demielinizzazione, in una persona che non abbia ricevuto in precedenza una diagnosi di sclerosi multipla.
Se la Sindrome Clinicamente Isolata si manifesta con un solo segno o sintomo, riferibile a un danno in un’unica area del sistema nervoso centrale, oppure oppure con un’unica lesione rilevata con la risonanza magnetica si parla di episodio monofocale. Si definisce multifocale un episodio caratterizzato da più segni e sintomi attribuibili a danni verificatisi in diverse aree del cervello oppure da varie lesioni rilevate con la risonanza magnetica. La Sindrome Clinicamente Isolata non è sempre un quadro preliminare di sclerosi multipla perché, in alcuni casi, può rimanere come episodio isolato, non essere seguito da un secondo episodio e non lasciare esiti. Se dopo il primo episodio, che delinea una CIS, ne compare un secondo, sempre con sintomi o lesioni riconducibili a demielinizzazione, si formula la diagnosi di sclerosi multipla clinicamente confermata

Sclerosi Multipla Clinicamente Confermata:
la differenza fondamentale fra una Sindrome Clinicamente Isolata e una sclerosi multipla clinicamente confermata è che quest’ultima è caratterizzata da due o più episodi di segni, sintomi e lesioni rilevate con la risonanza magnetica. Questo approccio alla diagnosi, sul quale si basa la conferma della diagnosi di sclerosi multipla, è enunciato nei criteri di McDonald che, dal 2001, rappresentano il documento di riferimento degli specialisti per la definizione della presenza della malattia.
Il principio generale al quale si ispirano tali criteri è quello della ripetizione nello spazio e nel tempo dei danni provocati dalla malattia, dai quali dipendono, a loro volta, sintomi ed evidenze raccolte con la risonanza magnetica.
Ad esempio, la diagnosi di sclerosi multipla viene confermata se ci sono una o più lesioni T2 in almeno due delle quattro aree del sistema nervoso centrale colpite abitualmente dalla sclerosi multipla: area periventricolare, area giustacorticale, area infratentoriale o midollo spinale. Oppure si deve presentare un nuovo evento sintomatico che indichi il coinvolgimento di un’area del sistema nervoso centrale diversa da quella colpita dalla lesione già individuata. Una sclerosi multipla clinicamente confermata può essere preceduta o meno da una Sindrome Clinicamente Isolata e può avere un andamento recidivante remittente o progressivo, a seconda dell’evoluzione nel tempo.

Sclerosi Multipla Recidivante Remittente (SMRR):
definita in inglese Relapsing-Remitting Multiple Sclerosis (RRMS), è la forma nella quale si presenta più di frequente la sclerosi multipla ed è caratterizzata da un’alternanza di episodi acuti, le recidive, e di periodi privi di segni e sintomi, le remissioni. Un aspetto importante per comprendere la storia naturale della malattia è quello che riguarda l’andamento dei danni al sistema nervoso. Anche durante le remissioni cliniche i meccanismi infiammatori e quelli di danno agli assoni possono progredire, bilanciati più o meno efficacemente da processi di riparazione altrettanto efficaci. 
Le recidive sono caratterizzate dalla comparsa di nuove lesioni osservabili con la risonanza magnetica o dalla riattivazione di lesioni associate a precedenti episodi acuti. A fronte di questa caratteristica generale, l’andamento della malattia può variare sensibilmente da caso a caso e, in uno stesso soggetto, in fasi diverse dell’evoluzione. Infatti, a volte i segni e i sintomi neurologici che si manifestano nella recidiva si risolvono al termine della stessa, altre volte lasciano un esito, che si mantiene durante la remissione. La frequenza, la durata e la gravità delle recidive sono altri aspetti della malattia caratterizzati da un’estrema variabilità e ciò vale, di nuovo, sia nel confronto fra un malato e l’altro, sia paragonando momenti diversi della storia della malattia in una stessa persona.
Inoltre, al modo di manifestarsi della malattia, si correla l’eventuale progressione della disabilità. Infatti, in un caso di sclerosi multipla recidivante remittente con recidive frequenti che lascino ogni volta sintomi e segni residuali, ci si può aspettare un’evoluzione più rapida della disabilità mentre, se le recidive sono rare e non lasciano conseguenze, la disabilità può rimanere assente o trascurabile per molto tempo.

Sclerosi Multipla Secondariamente Progressiva (SMSP):
In inglese si indica con Secondary Progressive Multiple Sclerosis, da cui l’acronimo SPMS. Deve la sua definizione al fatto che abitualmente presenta come evoluzione di una forma che “primariamente” era recidivante remittente. Quello che si osserva nella pratica clinica è che alcune persone con SMRR, da un certo momento in poi, presentano segni, sintomi e lesioni rilevate alla risonanza magnetica che si mantengono o peggiorano nel tempo, senza che ci siano più veri e propri periodi di remissione. Nella sclerosi multipla secondariamente progressiva si osservano comunque fasi di attività più intensa della malattia, nelle quali il peggioramento è evidente e si rilevano nuove lesioni alla risonanza magnetica, e altre di non attività, nelle quali l’andamento è stabilizzato. Inoltre, a prescindere dal livello di attività, ci può essere o meno una progressione della disabilità. 
L' alternanza fra periodi di attività e stabilità senza attività e fra fasi di progressione e non progressione cambia da un malato all’altro. D’altra parte, quello che non è stato ancora definito è come si accumula la disabilità, se solo per la mancata risoluzione delle disfunzioni manifestatesi nelle fasi di attività o anche perché il danno si diffonde progressivamente nel sistema nervoso, a prescindere dalle recidive.

Sclerosi Multipla Primariamente Progressiva (SMPP):
Definita in inglese Primary Progressive Multiple Sclerosis (PPMS), è caratterizzata da un peggioramento costante dei sintomi, dei segni e della disabilità, a partire dalla prima manifestazione della malattia. 
Alcune fonti quantificano in un 15% la quota di malati nei quali la sclerosi multipla si manifesta come primariamente progressiva e la fascia di età nella quale è più frequente è quella fra i 40 e i 50 anni. Inoltre, questa forma abitualmente non segue una SMRR, ma mostra da subito un andamento evolutivo, fin dal momento della prima diagnosi.
Nella sclerosi multipla primariamente progressiva si individuano fasi diverse in termini di livello di attività e presenza o meno di progressione della disabilità.

(fonte: sito fondazione Cesare Serono www.fondazioneserono.org)